“Mi chiamo Sherry Johnstone, sono un’orgogliosa designer e artista delle Prime Nazioni di Warrnambool, Victoria, Australia, che vive e lavora nel Gunditjmara Country. Ho poco più di cinquant’anni e il mio percorso creativo si è sviluppato naturalmente attraverso la pittura e ora anche nella maglieria”. Si presenta così la creativa dal percorso formativo articolato. “Tra i 16 e i 20 anni ho completato un apprendistato di cartellonistica, sapendo che avrei voluto fare qualcosa di creativo una volta terminata la scuola. Sebbene il percorso seguito lo fosse essendo centrato sulla ideazione di vetrine di negozi e di insegne pubblicitarie, non lasciava però spazio al lato della narrazione, cosa che invece faccio ora. In seguito, per 30 anni, ho lavorato con vari ruoli nella nostra comunità delle Prime Nazioni e dal 2014 ho iniziato a dipingere da autodidatta. Questa volta le storie che rappresentavo provenivano dalle mie esperienze spirituali e culturali, dai miei pensieri e dalle mie convinzioni. Ho scoperto che dipingevo non solo in modo intuitivo, usando il simbolismo tradizionale in vari modi per rappresentare una prospettiva delle Prime Nazioni, ma anche contemporaneo, spesso sorprendendomi della quantità di significati e storie che le mie opere racchiudevano”.
Cosa rappresenta per te dipingere?
Per me dipingere è un’esperienza spirituale, che proviene da un luogo profondo. Quando dipingo mi lascio guidare inconsciamente da una presenza ancestrale, di cui mi fido e che accolgo, e mi metto continuamente alla prova sperimentando tecniche, stili e temi diversi.
Come è nata la tua passione per l’arte?
La mia passione per l’arte è nata sin da bambina. Dipingere e disegnare sono sempre stati per me un modo per esprimere la mia storia e ciò che provavo ma che non riuscivo a raccontare a parole. Crescendo, la mia arte è diventata un modo per onorare i miei antenati, condividere la cultura e rafforzare il mio legame con il mio Paese. Le mie opere sono ispirate dalla memoria ancestrale, dal legame con il Paese e dall’intuizione. Sono guidata fortemente dalla curiosità e dalle emozioni, costantemente ispirata dalla bellezza che mi circonda nella natura e dall’esperienza vissuta come donna delle Prime Nazioni, che si muove tra tradizione ed espressione contemporanea.
Come nasce una tua opera?
Tutto ciò che creo ha un significato e nasce sempre da un luogo in cui ricordo coloro che ci hanno preceduto e ciò che hanno vissuto. La forma di comunicazione tradizionale originale dei miei antenati era un bastone per messaggi realizzato dal capo tribù su cui erano incisi motivi per comunicare con le altre tribù in caso di incontro. Oggi ci basterebbe fare una telefonata, scrivere un’e-mail o mandare un messaggio di testo. Attraverso la mia arte sento di essere la messaggera dei miei antenati, condividendone la saggezza e aiutando altre persone a conoscere, rispettare e apprezzare la più antica cultura vivente del mondo.
Come sei approdata, invece, nel mondo della moda?
Non sono arrivata alla moda attraverso un percorso tradizionale. Il mio background è radicato nella comunità, nella narrazione culturale e in molti anni di esplorazione artistica autoguidata. Nel tempo, ho sviluppato uno stile che fonde temi contemporanei con un linguaggio visivo antico, usando le mie opere d’arte come base per tessuti che trasmettono storia, movimento e connessione. A volte i miei progetti sembrano essere nati attraverso di me, piuttosto che da me.
Conoscevi il marchio Tollegno 1900 prima di questo progetto?
Ho scoperto Tollegno 1900 per la prima volta durante le mie prime ricerche sulla maglieria e sapevo che Kilmaille Knits lavorava a maglia su Gunditjmara Country con una macchina Shima Seiki Wholegarment utilizzando fibre naturali, come Harmony di Tollegno 1900. Dopo aver parlato con Sue di Kilmaille Knits, abbiamo capito di condividere l’amore e la passione per la terra e di voler fare la differenza in questo ambito attraverso una moda lenta ed utilizzando fibre naturali sostenibili. Fibre che portassero a realizzare capi pratici, comodi, con una storia condivisa e un bell’aspetto, ma soprattutto con un impatto molto basso sul nostro prezioso ambiente e che fossero prodotte in Country, nella fattoria di Sue. Questo mi ha portato a creare e disegnare alcuni outfit. La qualità e la morbidezza della lana Harmony mi hanno colpito subito, diventando una parte importante del mio percorso come designer di maglieria.
Come è nata l’idea di trasporre la tua arte nella maglieria?
Il passaggio alla maglieria è avvenuto in modo molto naturale. Ho capito che le mie opere potevano vivere su qualcosa di più di una semplice tela: potevano muoversi, avvolgersi, fluire ed esistere nella vita di tutti i giorni. Lavorare a maglia mi ha permesso di portare la narrazione in una nuova dimensione. Invece di essere appese a una parete, le storie potevano essere indossate, toccate e trasportate. Dare alle persone l’opportunità di entrare nel dipinto, immergersi in esso, portare e condividere il messaggio e la storia che contiene. Diventare così i miei messaggeri! Quell’idea mi ha davvero entusiasmato. Mi è sembrata un’evoluzione che ha onorato sia la mia cultura che il mio istinto creativo.
Uno dei tuoi outfit creati con Harmony di Tollegno 1900 si è classificato tra i primi 20 al recente concorso nazionale del Wool Museum per stilisti nuovi ed emergenti, e hai vinto una borsa di studio dalla Deakin University. Quali caratteristiche di Harmony apprezzi in particolare?
Mi sono classificata seconda nella classifica generale del Premio Moda Sostenibile “We the Makers” del National Wool Museums 2025, che ha visto la partecipazione di oltre 150 partecipanti, provenienti da 12 paesi diversi e da ogni stato e territorio australiano, vincendo il premio per l’innovazione della Deakin University di Geelong, Victoria, per il tutoraggio presso il loro Institute for Frontier Materials. La lana Harmony ha una morbidezza quasi personale: calda, delicata e confortevole sulla pelle. Questo è importante per me perché i miei progetti sono radicati nella cura e nella connessione. Apprezzo anche la finezza, la leggerezza e la versatilità di Harmony. Ha una splendida sensazione di leggerezza e flessibilità che permette alle mie opere d’arte di tradursi chiaramente in punti, mantenendo i dettagli pur conferendo movimento e drappeggio. Il filato risponde magnificamente alla consistenza, alla forma e al colore. Tutto questo mi aiuta a raccontare la mia storia nel modo in cui merita di essere raccontata.
Per la sfilata di moda di Melbourne del febbraio 2026, ti è stato chiesto di presentare un “LookBook”. Da cosa trarrai ispirazione?
Il mio Lookbook per la sfilata First Nations del Melbourne Fashion Festival trae ispirazione dal mondo naturale, dall’essere all’aria aperta e dal contatto con la propria terra, racchiude un’energia ancestrale. Voglio mostrare come i miei progetti siano radicati in qualcosa di più antico delle tendenze della moda, qualcosa di più profondo. Traggo ispirazione anche dai percorsi mutevoli e dal legame tra passato e presente. Vedo il Lookbook non solo come un catalogo, ma come un racconto visivo delle mie origini, di come interpreto il mondo attraverso le connessioni e di dove si sta dirigendo il mio percorso nel design. Onora la cultura celebrando al contempo l’innovazione della maglieria.
Perché hai scelto di nuovo Harmony come tuo filato distintivo?
È un filato che supporta la creatività anziché limitarla, ed è per questo che mi ha colpito subito.