Tecnico per lo sviluppo di prodotto in ambito maglieria e founder di KIP studio, Barbara Perchinella il mondo dei filati lo conosce in tutte le sue sfaccettature, complice un percorso professionale, “costruito passa dopo passo”, seguendo un iter di formazione continua articolato in corsi mirati realizzati da Istituti e da alcuni dei principali player del settore. “Anche oggi – racconta Barbara – continuo a studiare e ad aggiornarmi, perché per me la formazione non è un titolo raggiunto, ma un processo che non si è mai fermato”. Un percorso evolutivo il suo mosso da una passione, quella per i filati, nata al cospetto di una macchina.
Come e quando nasce il tuo interesse per il comparto della maglieria?
A far scattare la scintilla non è stato, come si potrebbe immaginare, un filato, ma una macchina. Ho iniziato come programmatrice di macchine Shima Seiki oltre 25 anni fa e dopo anni di lavoro con questo ruolo, ho capito una cosa che da allora mi guida: puoi anche programmare il punto perfetto, ma devi conoscere tutto il processo, partendo dal filato, per ottenere un ottimo risultato. Da quel momento ho iniziato a interessarmi alle fibre, ai titoli, ai comportamenti reali del filo in lavorazione. La maglia mi ha affascinata proprio perché è l’unico tessuto che nasce insieme al capo: filato, struttura e forma si uniscono per generare un capo.
Una consapevolezza che, nel concreto, come si è espressa?
Mi sono mossa lungo tutta la filiera, senza fermarmi mai a un solo ruolo. Dopo essermi occupa della programmazione macchina ho approfondito la modellistica applicata alla maglia. In soldoni: prima progettavo il cartamodello e dopo creavo la sagoma e il programma macchina. Questo mi permetteva di guidare il filato dalla forma al punto.
Ma non ti sei fermata qui…
Esattamente. In seguito mi sono occupata dello sviluppo del prodotto, dal passaggio disegni al controllo finale. Questo ulteriore step mi ha permesso di toccare con mano tutte le fasi, vivere i problemi e trovare soluzioni.
Una trasversalità che ti ha permesso di lavorare con interlocutori di primo piano…
Ho lavorato per brand del lusso come Zegna, dove sono rimasta tredici anni, e seguito il prodotto Gucci, Tom Ford, Couture e Agnona, ricoprendo ruoli di tecnica sviluppo prodotto. Ogni passaggio mi ha permesso di vedere il prodotto da un’angolazione diversa.
Quale l’esperienza professionale che ti ha maggiormente formato e perché?
Non è stato un singolo ruolo, ma la conoscenza di più ruoli. Questa pluralità mi ha permesso di non concentrarmi solo sulla macchina, ma sull’intero processo, dal figurino fino al capo finito. Un passaggio che mi ha aperto gli occhi sull’importanza di conoscere in modo più approfondito il filato, le sue caratteristiche e i suoi limiti per poterlo valorizzare al meglio.
Questa tua pluralità di competenze cosa ti ha insegnato?
Ho capito che il prototipo è un’ipotesi, non una garanzia, e che la qualità non è un risultato estetico ma un sistema di controllo che si costruisce dal basso. La vera differenza è nella ricerca costante della qualità, della precisione e della sperimentazione.
Come descriveresti il mondo dei filati oggi?
Come un mondo ricchissimo di possibilità tecniche, ma spesso poco conosciuto. E’ difficile comprendere quello che è al di fuori del nostro lavoro soprattutto quando manca la conoscenza per utilizzare nel modo giusto le materie prime: si sceglie un filato per l’estetica o per la tendenza, senza valutarne la compatibilità con la finezza, con il punto, con la vestibilità reale del capo o il peso che quel capo avrà.
Cosa determina questo scollamento?
Una distanza tra chi immagina il prodotto e chi lo deve realizzare. Il filato non è mai un dettaglio: è la prima decisione tecnica di un capo, e condiziona tutte le altre.
Come è cambiato il comparto rispetto al passato e in che direzione sta andando?
È cambiato soprattutto l’interesse. In passato c’era la voglia di apprendere un ruolo manuale, di costruire competenza nel “saper fare”. Oggi il maggiore interesse è tecnologico, siamo disposti a conoscere AI ma non a riconoscere un punto maglia o comprendere le caratteristiche di un filato. In questa corsa alla tecnologia si perde parte del sapere tecnico che teneva insieme la filiera. Eì inoltre indubbio che il settore della maglieria stia vivendo una fase di grande trasformazione: il naturale ricambio generazionale ci pone di fronte alla necessità di custodire e tramandare la conoscenza di chi ha anni di esperienza sul campo.
Quale è, a tuo avviso, la vera sfida oggi?
Far sì che il nostro prezioso know-how non resti solo un’esperienza individuale, ma diventi formazione continua e metodo aziendale. Quando la tecnica viene condivisa e strutturata in processi chiari, si riduce la distanza tra stile e produzione, evitando correzioni costose sui prototipi. Investire nella formazione significa proprio questo: trasformare il sapere artigianale in un patrimonio organizzato, pronto a guidare le nuove leve e a dare continuità al valore del settore.
Quali, invece, i punti di forza del comparto italiano?
Sappiamo gestire la complessità, i capi ibridi, le lavorazioni difficili che altrove non si affrontano e, allo stesso tempo, siamo creativi in ogni fase del processo. Il rischio, però, è darlo per scontato: questa competenza va protetta, trasmessa e resa esplicita, altrimenti la perdiamo ed essere competitivi sarà impossibile.
Quale il futuro che attende il settore?
È difficile rispondere in un periodo così complesso, ma sono convinta di una cosa: avrà futuro chi sarà competente in modo trasversale, chi saprà tenere l’occhio sul prodotto, dalla scelta dei materiali fino al controllo della produzione. Ho sentito troppe volte dire “il cliente non capisce”. Non sono d’accordo: il cliente che ieri non capiva, oggi si informa perchè ha gli strumenti per farlo.
Il tuo futuro, invece, parla la lingua di KIP Studio. Un progetto che vede il coinvolgimento anche di Stefano Gelosini, consulente per aziende che operano trasversalmente nel settore della maglieria, dalle filature alla progettazione, produzione e logistica. Come vi siete conosciuti?
Ci siamo conosciuti in In.Co. a Verrone, nel 2012. In quel periodo mi occupavo della programmazione di macchine Shima Seiki e avevo concluso il corso biennale di modellista donna all’Istituto Secoli. Stavo lavorando a un’idea precisa: ampliare la progettazione CAD, dal cartamodello fino alla programmazione e alla tessitura del prototipo. In azienda si era aperta una posizione come tecnico sviluppo prodotto per la linea Agnona, e da lì è nato un percorso professionale che non si è più interrotto.
Come è nata l’idea di collaborare?
Da una visione comune: crediamo fortemente nel bisogno di formazione tecnica all’interno della filiera e KIP Platform nasce per questo. Quando ho proposto a Stefano il progetto ha capito subito il valore di mettere insieme le nostre esperienze.
Ci racconti un po’ di più di KIP Platform?
Il nome nasce da KIP – Knitwear Italian Product – e racconta esattamente ciò che vogliamo difendere: il prodotto di maglieria italiano e la conoscenza che c’è dietro. Si tratta di una piattaforma di informazione tecnica che raccoglie e divulga il know-how nato dalla nostra esperienza diretta nella filiera. Non formiamo ruoli: per quello esistono già scuole e strutture a cui potremmo essere come supporto ed integrazione.
Quale il suo plus?
Noi raccogliamo l’esperienza, la pratica, la conoscenza provata sul campo, e la trasformiamo in un linguaggio accessibile a ruoli diversi. Ogni argomento nasce da un problema reale e lo trattiamo in modo trasversale, analizzandolo da più punti di vista.
A chi parlate?
A chiunque viva questo lavoro: dal titolare d’azienda al tecnico, dallo stilista al programmatore, fino al buyer e all’e-commerce. E’ importante sottolineare che i corsi sono pensati e costruiti rispettando il tempo delle persone: chi lavora ha spesso poco tempo e poter seguire un corso video registrato quando si vuole permette a chiunque di farlo, senza vincoli di orario.
Come è strutturato ogni corso?
Ogni sessione include video call individuali, che permettono di approfondire un argomento, rivedere nel dettaglio un modulo specifico, discutere problemi reali e molto altro. Ma non ci fermiamo al video corso, nel progetto la visione è di passare alla formazione in presenza.
Quale è la risposta che avete raccolto dal mercato?
La risposta è molto incoraggiante. Ho iniziato a scrivere sul mio profilo LinkedIn a ottobre e in pochi mesi più di 1.200 persone hanno iniziato a seguirmi, commentare e condividere i contenuti. Sono arrivate proposte di collaborazione e offerte di lavoro anche dall’estero. Il segnale più importante, però, non è il numero ma la qualità delle conversazioni. Le persone vogliono capire, fanno domande concrete, portano i loro problemi reali. Significa che esiste un reale bisogno di conoscenza tecnica in questo settore.
In ottica futuribile, quali gli eventuali upgrade del progetto che ti immagini?
Immagino KIP Platform come un punto di riferimento stabile.
Nel concreto questo di esplicita sia in corsi online per poter raggiungere ogni figura professionale che ne avesse necessità, sia in corsi in presenza presso aziende ed istituti. Nello specifico penso anche a percorsi di proceduralizzazione per aiutare le aziende a trasformare l’esperienza delle persone in know-how aziendale interno che possa diventare una linea guida. Ma penso anche a format editoriali continuativi, come la newsletter, e ad un podcast tecnico. L’obiettivo è costruire un luogo dove chi lavora nella maglia trovi risposte concrete, dalla progettazione all’industrializzazione fino al capo finito. Vorrei che diventasse la memoria tecnica condivisa di un settore che rischia di dimenticare troppo in fretta.
Come siete entrati in contatto con Tollegno 1900?
Tollegno 1900 mi ha contattata direttamente tramite LinkedIn dopo i primi mesi di contenuti e la loro proposta è stata subito una delle più interessanti perché in perfetta sintonia con lo spirito di KIP Platform: valorizzare la qualità e la conoscenza tecnica del prodotto italiano. Da quel primo contatto è nato il dialogo che ci porta oggi ad un lavoro a 4 mani con la rubrica “La Parola agli Esperti” che prenderà ufficialmente il via ad Ottobre.