30/01/2026
Filati, T Talk
I suoi scatti hanno raccontato l’azienda e le sue collezioni nell’ultimo decennio e il suo lavoro ha contribuito, per 42 anni, a fare di Tollegno 1900 una realtà di caratura internazionale. Quattro chiacchiere con una delle memorie storiche del marchio che, da poco approdata alla pensione, si appresta ad intraprendere la seconda fase della sua carriera: la nonna.

Era il 1983 quando Marzia Pozzato varcava i cancelli della Filatura di Tollegno per uscirci 42 anni dopo con un solido bagaglio di competenze e una panoramica di immagini scattata con la sua macchina fotografica. Reporter per passione, sguardo limpido e sorriso stampato in volto, Marzia, da poco approdata alla pensione, attraverso il suo obiettivo ha raccontato le persone, la produzione, le collezioni e lo stile dell’azienda divenendo memoria visiva di un lungo tratto della storia di Tollegno 1900.

Marzia, come sei approdata in Tollegno 1900?

Sono entrata in Filatura di Tollegno grazie a mia mamma che lavorava alla Tessitura di Tollegno come rammendatrice. Fu lei a consegnare la mia domanda di lavoro ad Ennio Crippa, allora capo del personale, nell’ormai lontano 1983, a distanza di circa due anni dal conseguimento del diploma di perito chimico tintore. Avendo, però anche un certificato di partecipazione ad un corso di informatica, venni assunta come operaia addetta ai rilievi e alle statistiche. Mi occupavo del caricamento dei dati sull’allora “nuovo sistema informatico IBM”, antenato dei nuovi sistemi ERP. Ricordo bene che utilizzavo un terminale “stupido” , perché privo di memoria propria ed incapace di elaborare calcoli: la sua sola funzione era quella di trasmetterli al sistema centrale che li elaborava e trasferiva su schede perforate custodite in cassaforte. La mattina si avevano così i tabulati ordini e produzione pronti per il lavoro della giornata.

Di che divisione facevi parte?

Ero in forza nell’ufficio programmazione della produzione. Il mio capo era Ugo Domenico, ma la mia preparazione e la professionalità che ho maturato la devo a due donne: Chiara Avventura, che mi diede una vera e autorevole sveglia sul lavoro e sul confronto con i colleghi,  e Wally Crescenzio che mi insegnò le regole del lavoro. Altre due donne, Patrizia Acquadro e Pasqualina Secondi, mi insegnarono invece ad usare i programmi e il terminale. Con il tempo, però, mi sono occupata un pò di tutto: gestione degli ordini, programmazione della filatura, centralino, ma soprattutto, ho seguito e sviluppato programmi informatici ancora oggi utilizzati nella produzione. Ma non solo. Mi sono anche occupata dell’evoluzione del CED per la tessitura occupandomi inoltre della formazione ai colleghi

 I tuoi 42 anni di servizio rappresentano  quasi un terzo della storia di Tollegno 1900: come hai visto cambiare l’azienda negli anni?

Moltissimo. Gli anni 80 furono segnati da una grande crisi. Ricordo le lotte sindacali e la cassa integrazione. Fu un periodo incerto, si temeva la chiusura. Poi ci fu il cambio di direzione e nell’86 fu Ermanno Germanetti a dare la svolta al destino di Tollegno 1900. Gli anni ’90, invece, iniziarono con una prima grande evoluzione tecnologica ed informatica. Arrivarono i primi personal computer ed io fui tra i protagonisti di un cambiamento epocale: la nuova rete informatica. Ogni ufficio poteva crearsi delle postazioni personalizzate per migliorare, rinnovare e velocizzare il proprio sistema di lavoro. Si abbandonarono carta, tabulati, telex e il più moderno fax per lavorare direttamente con email e reportistica ordini/produzione/magazzini. Non nascondi di essere orgogliosa di aver attivato la prima rete composta da 5 personal computer, i 4.8.6. Proprio a me, in seguito, venne affidato il modernissimo e velocissimo pentium che aveva come software il primo pianificatore e schedulatore della produzione di filatura. Le disposizioni di lavoro manuali diventarono bolle di produzione stampate direttamente in reparto.

Gli anni 90 vennero segnati anche da un altro importante cambiamento…

E’ vero. Verso la fine degli anni 90 con la globalizzazione dei mercati, anche Tollegno 1900 si aprì alla delocalizzazione della produzione in Polonia dove, inizialmente, si producevano filati per tessitura e maglieria classici in greggio. Successivamente, operò, vennero spostati anche il trattamento e la tintoria in tops. Ai tempi, ben consapevoli dell’inevitabile ristrutturazione della produzione e del personale, tentammo di mantenere il minimo indispensabile per continuare la nostra produzione e preservare posti di lavoro. La legge del mercato è però spietata: dovendo fronteggiare grandi concorrenze a basso prezzo, per rimanere operativi, si decise di cambiare la politica di produzione che determinò un bel periodo di stabilità e lavoro.

Altro cambiamento si registrò nella prima decade degli anni 2000..

Un cambiamento a mio avviso non così migliorativo. Un aspetto positivo però ci fu e corrispose con l’installazione della nuova tintoria rocche che rivoluzionò il processo produttivo dell’intero prodotto in quantità e qualità. Ciò comportò lo smantellamento della tintoria matasse e della vecchia e inefficiente tintoria rocche con inevitabili ricadute sulla riorganizzazione del lavoro e del personale. Grazie alla fusione tra Tollegno filati e Tollegno tessuti, molti di noi, grazie al grande ed ammirevole lavoro di Annamaria Coda e di Ermanno Germanetti, sempre attento al suo staff, trovarono ruoli in altri ambiti ma sempre all’interno del gruppo. Pochi forse lo sanno ma in Tollegno 1900, lavoravano intere famiglie.

Ci furono anni particolarmente complicati?

Gli anni più bui ci furono quando Ermanno Germanetti si ammalò: sembrava che tutto potesse finire da un momento all’altro. Non possiamo che applaudire il lavoro fatto dai figli, Lincoln e Giovanni in particolare, che tennero duro e portarono avanti il lavoro del loro papà.

E arriviamo al giorno d’oggi….

I tempi sono cambiati e Tollegno 1900,  dopo il passaggio alla multinazionale Indorama Ventures, si sta preparando al nuovo cambio epocale, di cui sono testimone e soprattutto operativa, sebbene non avrò modo di vedere partire il progetto. Progetto che collima con il cambio del sistema informatico adottato per tenere conto delle nuove regole di magazzino, vendita e sostenibilità. Un sistema adeguato al “nuovo mondo” e alle sfide connesse con un momento storico complicato e imprevedibile. Sarà ora compito delle nuove generazioni portarlo avanti con l’entusiasmo e la forza che hanno sempre distinto lo spirito di Tollegno 1900.

Se dovessi identificare alcuni momenti salienti che hanno segnato la storia dell’azienda durante il tuo mandato, quali identificheresti e perché?

A mio avviso due sono stati i passaggi fondamentali che hanno segnato la crescita di Tollegno 1900, ambedue preceduti da momenti di crisi pazzesche che hanno portato a cassa integrazione, riduzione del personale e riassetto del sistema produttivo. Il primo passaggio avvenne nel 1985, quando l’azienda entrò a far parte delle imprese di proprietà della famiglia Germanetti. Il Signor Ermanno, capostipite, ha rappresentato per noi tutti un grande uomo e un imprenditore capace che ha sempre gestito l’azienda con un occhio agli affari ma soprattutto con il cuore ai suoi dipendenti. L’azienda, al tempo di allora in crisi, cominciò a rinascere grazie sia al lavoro di due figure chiave (Andreotti e Perone) che riportarono innovazione nello studio di nuovi articoli, sia all’ingresso di clienti di valore come i gruppi Max Mara e Benetton. Ricordo che a fine giornata ci si fermava al Telex in attesa che arrivassero gli ordini e non dimentico nemmeno la gioia nel ricevere primi consistenti quantitativi.

 Il secondo momento epocale invece a quando risale?

Alla fine degli anni ’90. Con l’avvento della globalizzazione dei mercati, per far fronte alla sempre più aspra battaglia dei costi, la produzione di filati in greggio venne trasferita in Polonia. Nacque così la Tollegno Poland, un vero gioiello di produzione completamente rinnovato. Tanti i pro e i contro, ma questa operazione permise all’azienda di guardare al futuro e rimanere tra le prime produttrici di filati di lana nel mondo. Seguì un lungo periodo di crescita e stabilità confermato dai numeri: si arrivò infatti a produrre e vendere 3.500.000 kg di filo all’anno e i dipendenti in tutto il gruppo raggiunsero quota 2000.

Marzia però non ha solo la passione dei dati e dell’innovazione informatica, ma anche quella per la fotografia. Una passione che ti ha portato a diventare la fotografa ufficiale dell’azienda. Come è nato questo amore?

La passione per la fotografia è dentro di me fin da quando, da bambina, osservavo mio papà dipingere, sebbene io non fossi capace di disegnare. Mi innamorai però di una macchina fotografica tipo polaroid, perché catturava le immagini come faceva papà con i suoi quadri. Prima di potermi permettere una macchina tutta mia passarono però parecchi anni. Ricordo che condividevo questo amore per gli scatti con altri due cari colleghi, il capo CED Luigi Ghiardo e il grande responsabile della qualità Emilio Zanini. Fu proprio lui a invogliarmi e motivarmi nell’ inseguire questa passione.

C’è stata una circostanza particolare che ha coinvolto l’azienda e per cui sei stata scelta per immortalarla?

Nel 2016, durante il secondo Trofeo rally storico della lana gatto, fui io a chiedere a Giovanni e Lincoln Germanetti di poter fare qualche scatto alle auto. Mi dissero subito di si e furono soddisfattissimi del lavoro, tanto che, negli anni a seguire, diventai la fotografa ufficiale degli eventi organizzati dall’azienda, delle collezioni e dell’archivio storico.  Nel 2018, io e la mia macchina fotografica fummo invitate a realizzare alcuni scatti per conto di Tollegno 1900 nel corso degli Special Olympics, esperienza forte e indimenticabile.

Ci sono degli scatti particolarmente significativi dell’azienda a cui sei affezionata tra quelli che hai realizzato?

Sicuramente i primi scatti al rally, un’immagine della struttura industriale di Tollegno 1900 con l’arcobaleno alle spalle che realizzai subito dopo la scomparsa di Ermanno Germanetti: mi sembrò di vedere il suo sorriso. Sono affezionata anche ad alcune immagini delle collezioni realizzate nella nostra Sala Luce.

C’è, invece, uno scatto che avresti voluto realizzare ma non è stato possibile?

Onestamente no perché sono sempre stata molto libera di esprimere la mia creatività e dare forma alla mia visione in Tollegno 1900…

Se, invece, dovessi sintetizzare Tollegno 1900 in una immagine, su cosa punteresti l’obiettivo?

Lo punterei senza dubbio sulla vecchia strada che percorrevano a piedi gli operai per andare al lavoro e che io stessa facevo con mia mamma. La strada è una mix unico di fiori e di molti sassi….e poi il torrente…

Nel 2025 si chiude formalmente la tua lunga esperienza professionale in Tollegno 1900: cosa ti ha insegnato questo percorso lavorativo, che hai portato anche nella tua vita personale?

Ho imparato a contare fino a dieci, frenando l’impeto e ragionando sul da farsi. Ho imparato cosa sono la fatica, la paura di perdere il lavoro ma nello stesso tempo la tenacia e l’orgoglio per il raggiungimento dei miei obbiettivi. Ho vissuto momenti paralleli di difficoltà e serenità, e ho capito la differenza che esiste tra  amicizia e conoscenza. Ho riso e pianto. Ho imparato cosa sia la vita in tutti i suoi aspetti…

Facciamo un bilancio professionale: cosa hai amato del tuo lavoro? Cosa invece lo ha reso complesso?

Ho amato la possibilità e la libertà di potermi inventare ogni giorno il lavoro, rispondendo in modo sempre più veloce ed efficace alle varie richieste. A rendere il percorso un po’ complicato è stato invece la penultima direzione. Ma anche in questo caso cerco comunque l’aspetto positivo: se, infatti, mi ha un po’ tarpato le ali, dall’altro mi ha consentito di mettermi in discussione, spingendomi a fare cose nuove.

Che consigli ti sentiresti di dare a chi, alle prime armi, svolgerà il tuo stesso lavoro?

Consiglio di non smettere mai di imparare, di non sentirsi mai arrivati e di essere sempre curiosi.

Cosa ti mancherà della tua quotidianità professionale?

Sicuramente l’opportunità di creare nuovi strumenti informatici e la possibilità di metterli in pratica. Mettermi alla prova fa parte del mio DNA..

Proiettiamoci nel futuro: progetti dal 2026?

Il più sfidante sarà sicuramente imparare a fare la nonna! Poi continuare a dedicarmi alla fotografia…al resto, penserò giorno per giorno.

Se dovessi fare uno scatto che rappresentasse il tuo “domani” dove lo ambienteresti?

Al mare o in montagna non importa l’importante è che davanti a me ci sia un temporale appena passato e un nuovo arcobaleno.

Un ultimo salto nel passato: nel tuo lungo percorso professionale hai incontrato sicuramente molte persone. C’è qualcuno che ti senti ti ringraziare o da cui pensi di aver imparato qualche cosa di importante?

L’elenco è davvero lungo e magari, involontariamente, mi scorderò di qualcuno. Direi di sicuro i signori Ermanno,  Lincoln e Giovanni, i signori Zanini, Andreotti, Busato, Ortone, Basso , Pellizzari, Anselmetti e la signora Annamaria. Ma non ultimi i miei colleghi, tutti quelli che sono con me da sempre: le signore Stefania, Marika, Isabella, Nicoletta , Cristina, Roberta, il signor Fantini e la signora Barba. Come non citare poi i miei 4 super colleghi d’ufficio…potrei continuare fino a lungo….. Tutte persone che hanno creduto in me aiutandomi a rendere il mio lavoro sempre nuovo ed entusiasmante. Il tutto con un tocco di affetto e amicizia.

 

 

 

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