Lo staff di Tollegno 1900 coinvolto in un workshop strutturato da Riccardo Rami Studio. Obiettivo: “disegnare” le nuove forme del futuro.

Innestare pensieri divergenti e convergenti per generare un circolo virtuoso non convenzionale; adottare punti di vista “altri” per leggere un fenomeno o sviluppare nuove progettualità; condividere nuove idee e sviluppare visioni out of the box: “Futureshape”, workshop organizzato da Riccardo Rami Studio per lo staff di Tollegno 1900, ha portato il marchio non solo a identificare nuovi paradigmi di valore per il proprio sviluppo, ma anche ad avere conferma della propria avanguardia in diversi ambiti. Che si tratti di welfare, di valorizzazione delle risorse, di centralità del prodotto, Tollegno 1900 ha infatti da tempo intrapreso un percorso sistemico capace di coniugare le diverse anime che la definiscono. Se innovazione e originalità sono i fari del cammino, creare prodotti unici e impattanti è il diktat. Un approccio condiviso anche da Riccardo Rami, “operaio del design”, come ama definirsi. “Nasco perito tessile, ma a 28 anni ho deciso di intraprendere un percorso nella moda come stilista freelance. Oggi, con il mio studio, mi occupo non solo di fashion, ma anche di grafica e industrial design, di progetti che spaziano dalla sostenibilità all’economia circolare, dalla creazione di costumi di scena per opere e film alla progettazione di concept life store. Definire il mio ruolo precisamente non è possibile, perché nel mio Studio tutti i lavori sono realizzati a più mani e le mie sono fra quelle. In fondo, per natura, sono da sempre un ricercatore che non ha mai smesso di surfare fra le onde del cambiamento, cercando di capire quale sarà il passo successivo che ci permetterà di avere una ragione per essere qui e di definire quei valori forti da usare nel lavoro come nella vita”. Sostenuto dall’adagio “La cosa giusta è anche quella bella…”, Rami ha pensato per Tollegno 1900 un momento di condivisione e confronto a forte valore aggiunto. “L’incontro – spiega Rami – è stato strutturato partendo da una traccia composta da argomenti che, secondo noi, erano più o meno salienti, ma con un sicuro potere di influenza sul futuro del tessile e dell’abbigliamento in genere. Affrontando le varie tematiche usualmente emergono le esigenze specifiche del gruppo di persone presenti all’incontro. Esigenze che trapelano anche indirettamente da piccoli segnali comunicativi del corpo”.

Un processo che avete ribattezzato Insight Technology, di cosa si tratta?

Insight Technology è una tecnica che abbiamo sviluppato internamente in circa 30 anni di lavoro e di analisi di casi di successo significativi. Grazie a questa metodica siamo in grado di cogliere l’essenza di un incontro fin dall’inizio, dalle battute iniziali. Ciò ci consente di sviluppare soluzioni innovative e sorprendenti, insieme al gruppo delle persone coinvolte nell’incontro, che trascendono qualsiasi sfida che possa sorgere. Da qualche anno abbiamo elaborato un approccio che abbiamo chiamato Biodynamic Insight®. Ispirato dagli architetti organici, si fonda sul concentrarsi sull’armonia e l’energia delle cose esistenti. Lo usiamo sia per realizzare le nostre creazioni (piccole produzioni che prendono vita da incontri con artigiani contemporanei e dall’uso di tecniche e tecnologie alternative) che per dare una forma “organica” alle collaborazioni con i nostri clienti.

In base a questi presupposti, l’incontro può essere simbolicamente paragonato ai processi di realizzazione di un abito sartoriale che del su misura fa la sua forza.

Corretto: dai flussi che si generano durante l’incontro si dipanano vari percorsi che possono condurre dove, inizialmente, non si sarebbe immaginato.

Questa fluidità di flussi vale anche per il mercato? Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro di breve-medio periodo?

Idealmente potremo aspettarci una ulteriore spinta verso un possibile “cambio di rotta” con conseguente successivo aggiustamento. Andando oltre la moda e il design, ed aprendo un varco verso il futuro, potremo esplorare uno scenario in evoluzione con visioni prospettiche che svelano cambiamenti profondi e rivelazioni inattese, che metteranno a dura prova le scelte di tutti noi. Queste scelte, individuali e aziendali che siano, oltre ad essere sospese tra Green, Inclusione, Fluid, Sostenibilità, Mobilità Elettrica, non possono non considerare o prescindere dall’insorgere di variabili indipendenti. Esemplificando: la flessione delle vendite online ci avverte che il futuro alle porte potrebbe non seguire le previsioni, delineando una realtà inaspettata.

Bisogna dunque essere pronti al cambiamento…

Un proverbio cinese sostiene che “Quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri, altri costruiscono mulini a vento.”  Il vento dell’est, noto per portare cambiamenti, rappresenta una potente metafora per descrivere la situazione attuale in evoluzione. Stiamo entrando in un’era di profondi mutamenti, spesso innescati dalla crescente consapevolezza che alcune delle tendenze recentemente promosse e diffuse a livello globale stanno mostrando segni di rallentamento. Questi segnali all’orizzonte ci avvertono che potremmo trovarci di fronte a un punto di svolta generale. Mentre fenomeni come il digital detox, l’uso di “dumb phones” e il declino delle vendite online continuano a guadagnare slancio, sembra che il vero obiettivo sia il conseguimento dell’equilibrio.

Come si traduce l’equilibro in ambito moda e design?

In questi contesi in particolare potrebbe esprimersi attraverso la nascita di una nuova era in cui le scelte personali, la moda e la progettazione degli spazi siano guidati da una maggiore consapevolezza. Semplicità, naturalità e funzionalità saranno i pilastri di questa nuova visione, insieme all’uso di materiali naturali e sostenibili. Ci troviamo ora di fronte al “Vento del Cambiamento,” ed è a noi decidere se costruire muri o mulini a vento per sfruttare appieno la sua potenza e creare un nuovo paradigma. È un momento di riflessione e azione, in cui dobbiamo bilanciare il nostro rapporto con la tecnologia digitale e abbracciare la bellezza, l’armonia e la natura come parte integrante della nostra esistenza.

Sulla base di questa riflessione, il concetto di sostenibilità diviene un valore insito e non più un plus.

Assolutamente. All’interno del nostro incontro con Tollegno 1900 abbiamo portato alla luce il concetto di “Insostenibile leggerezza del sostenibile” per identificare la necessità di non abusare più di termini che, ad oggi, sono usurati e che, proprio perché utilizzati ad oltranza, svilenti per il prodotto, reso simile a tutti gli altri. Se ci facciamo caso i Top Brand non usano la parola sostenibile e mi sembra più che giusto. Le cose si acquistano perché piacciono, danno una emozione, risolvono la giornata e non perché sono sostenibili. Quando si insiste troppo con parole come questa è perché non ci sono nè contenuti, né valori aggiunti sufficienti per qualificare il prodotto. E se invece ci fossero li si azzera.

Se dovesse esprimere i contenuti e il valore di Harmony, prodotto identitario di Tollegno 1900, su quali fattori metterebbe l’accento?

Harmony, anche se non conosco tutte le sue espressioni, si colloca fra quei prodotti che potremo chiamare timeless, sempre contemporanei, e che probabilmente nel futuro che ci attende lo saranno ancora di più.

In questa direzione e con queste prospettive, come si colloca il marchio biellese?

La forza di Tollegno 1900 è il controllo accurato di tutta la filiera produttiva, dalla materia prima sino al prodotto finale, oltre che di ogni fase di lavorazione che avviene direttamente negli stabilimenti del marchio. Ma è soprattutto quella di essere una azienda “equilibrata” come di legge nel sito dove si dice che “il nostro obiettivo è mantenere un costante equilibrio tra impegno green e business, tra etica e mercato”. Ed è proprio l’equilibrio, come abbiamo detto, il pilastro su cui strutturare la propria crescita. Quindi Tollegno 1900 ha un suo posto preciso nel futuro dove l’equilibrio e l’armonia – anzi Harmony – saranno estremamente importanti.

Ogni cambiamento porta con sé delle criticità: quali le attuali per il settore della moda e del tessile?

Il pericolo che vedo, al di là delle complessità visibili a tutti, è che questi settori, caratterizzati da una creatività finalizzata, perdano smalto a favore di tecnicismi strategici che rischiano di rendere sterile un prodotto, per sua natura invece frizzante. Pensiamo, ad esempio, ad alcune sfilate viste recentemente a Milano che, figlie di questo momento storico, sono sembrate progettate più da una intelligenza artificiale che non da qualcuno con una coscienza e capacità stilistica capaci di toccare le corde emozionali di chi indosserà i capi presentati. Per creare prodotti che abbiano uno “stile” e “cambino la vita” di chi li comprerà bisogna ripartire da qui.

 

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