A cura di KIP studio di Barbara Perchinella in collaborazione con Stefano Gelosini
La scelta del filato è la prima decisione tecnica di un progetto knitwear e ne condiziona ogni fase successiva. Un filato pettinato come la lana Merino Extra Fine, ad esempio, garantisce un aspetto pulito, lineare, serico, tanto da essere la scelta naturale per capi classici ed eleganti.
Ma non solo, la competenza tecnica unita alla creatività possono inserire un filato pulito e lineare all’interno di un progetto più “fashion” andando ad unire le caratteristiche tecniche e meccaniche del filo alla scelta della struttura del punto maglia più complesso come uno spostato alternato che crea tridimensionalità o uno jacquard con mix di punti diversi che seguono una grafica e restituiscono al tessuto un aspetto più sportivo.
Il filato cardato, invece, risponde ad un’estetica diversa: volume, morbidezza, mano gonfia, leggerezza. Terzo registro quello richiamato dal bouclé, con la sua struttura ad anima e le sue caratteristiche ondulazioni che richiedono, però, una gestione meccanica attenta. Una attenzione che riguarda, in particolare, la regolazione della macchina così da evitare di rompere l’anima in nylon – o bava continua – e, conseguentemente, perdere l’effetto tridimensionale del filo.
A guidare ulteriormente la selezione è anche la stagionalità: spazio dunque a filati quattro stagioni su titoli medio-leggeri per prodotti bilanciati 14-16-18-21 e a titoli più grossi, sulle finezze 12, 7, 5 e 3, per l’invernale.
Mai sottovalutare il rapporto titolo / finezza / punto maglia
Il triangolo critico della maglieria è composto da finezza macchina, titolo del filato e punto maglia scelto. Alterare uno dei tre elementi senza ricalibrare gli altri produce instabilità. Lavorare, ad esempio, un filato sotto titolo (più sottile) significa stressare il filo durante la lavorazione, sollecitare meccanicamente la fibra e rischiare lo sfibramento. Usare invece un filato sovra titolo (più grosso) costringe l’ago a scaricare il punto con difficoltà, generando sfregamento continuo nella frontura ed aumentando le rotture.
E’ indubbio che il telino proposto dalla filatura rappresenti un riferimento tecnico fondamentale. Rappresenta infatti il punto di partenza per la regolazione reale in macchina, che, a sua volta, dipende soprattutto dal punto maglia selezionato. Bisogna ricordare che lavorazioni con trasporti, intarsi o gradazioni compatte richiedono una tensione superiore: su filati delicati, in particolare i bouclé, questo può tradursi in difetti sul tessuto o in rotture di filo non gestibili, che creano percentuali di scarto molto alte in produzione.
Compatibilità filato / lavorazione: i casi critici
Prima di intraprendere qualsiasi progetto di knitwear è utile ricordare che i filati non sono adatti a tutti i punti maglia. I filati bouclé, ad esempio, non sono indicati per lavorazioni con intarsi o punti operati complessi: la loro struttura non regge le sollecitazioni meccaniche richieste e il rischio di danneggiare l’anima del filo è concreto. I filati molto pelosi, come alcuni cardati, invece, amplificano l’estrazione del pelo nei punti più sollecitati dal punto maglia. Ne consegue dunque che la scelta del filato non è mai separabile dalla scelta della costruzione del capo.