06/05/2022
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Partner di lungo corso di Tollegno 1900, l’azienda marchigiana specializzata in accessori moda in maglieria come guanti, cappelli e sciarpe è pronta a lanciare un proprio brand ad alto trasso di sostenibilità

L’evoluzione di una azienda è frutto di un circolo virtuoso che mette in relazione diversi fattori in grado di generare valore favorendone lo sviluppo. Se investimenti continuativi in innovazione, ricerca, digitalizzazione e sostenibilità hanno un ruolo baricentrico, non secondarie sono anche le collaborazioni con partner con cui si condividono visioni e progettualità. “La crescita di Tollegno 1900 negli ultimi anni – commenta Lincoln Germanetti, AD dell’azienda – è anche dovuta al network che siamo riusciti a creare con una serie di realtà della filiera, ma anche extra settore, che parlano la nostra stessa lingua e hanno i nostri stessi valori. Con questi partner abbiamo costruito un percorso che ha avuto ricadute positive per tutti, sia in termini di sperimentazione che di apertura di nuove opportunità”.

Tra i partner storici di Tollegno 1900 c’è Feel Blue – azienda manifatturiera marchigiana dall’anima creativa capitanata da Filippo Bracci – con cui i legami si sono ulteriormente stretti nell’ultimo biennio: “Il rapporto con Tollegno 1900 – racconta Bracci – è iniziato da molto tempo, ma ultimamente la collaborazione si è intensificata. La grande comunione di intenti e di valori ci ha portato infatti a fare squadra sempre più spesso, lavorando in sinergia”. Una condivisione che si è espressa in diverse progettualità, come il cadeau commissionato dalla direzione di Pitti Immagine alle due aziende in occasione di Pitti Uomo 2019. “Per quell’evento realizzammo una stola intarsio con colori e logo della sessione 2019 di Pitti Immagine che venne data in dono agli ospiti illustri del Salone durante la serata di inaugurazione. La lana merino di Tollegno 1900 e la creatività di Feel Blue si armonizzarono al meglio, fondendo in un unico prodotto il rispettivo Know How”.

L’esperienza e la competenza in ambito manifatturiero non sono però gli unici aspetti che le due aziende hanno coltivato negli anni e che, oggi, le rendono ancora più affini.  Esiste infatti una visione comune anche in materia di sostenibilità…

La sostenibilità è la nostra ragion d’essere che si esprime in un obiettivo di lungo termine a cui lavoriamo quotidianamente: contribuire alla trasformazione dell’industria tessile, attualmente tra le più inquinanti al mondo, facendone un comparto sempre più rispettoso dell’ambiente e, a cascata, della società e delle persone. Proprio per questo per noi il concetto di sostenibilità non si traduce unicamente in “ecologia”, ma si declina in molteplici buone pratiche che riguardano, tra le altre, la valorizzazione delle risorse umane e il sostegno alla comunità in cui operiamo. Con questo obiettivo cerchiamo innanzitutto di creare un contesto lavorativo stimolante, accogliente e sano dove ognuno possa esprimere il proprio talento e, parallelamente, di coltivare un continuo dialogo con il territorio sostenendo iniziative culturali e sociali.

In termini di partnership come si esprime questa attenzione green?

La sostenibilità per noi è un progetto non individualista ma collettivo perché coinvolge i nostri fornitori, i dipendenti, che condividono appieno la visione d’impresa, e i clienti che, essendo i primi a credere nell’importanza di puntare sulla tutela dell’ambiente e delle persone, spesso ci motivano ad ottenere risultati sempre migliori. Siamo profondamente convinti che l’unica sostenibilità possibile sia quella che si estende all’intera filiera.

Coerente a queste scelte è anche la sede scelta per l’azienda…

Indubbiamente risponde a questa filosofia anche la decisione di posizionarci in una zona periferica, ai piedi dei Monti Sibillini. Avremmo potuto sistemarci in uno dei grandi distretti industriali marchigiani, ma avremmo dovuto rinunciare ad una serie di fattori ed elementi che hanno un ruolo non secondario per il welfare aziendale: un panorama meraviglioso, la vicinanza alla natura, un forte senso di comunità. Quando i nostri clienti hanno avuto modo di scoprire la bellezza della nostra terra si sono lasciati conquistare da quella che hanno ribattezzato la “Marcheterapia”. Sempre più spesso sono loro che vengono direttamente a trovarci perché sostengono che qui le idee fioriscano più facilmente.

Il benessere dello spirito è la premessa per il fluire della creatività. Da questo assoluto siete partiti mettendo in pista una serie di azioni concrete come, ad esempio, la costruzione di un apparato produttivo fatto di processi ecologici, progettati per ridurre al minimo l’inquinamento ambientale. Come cercate di raggiungere questo obiettivo?

Con mille piccole e grandi scelte quotidiane frutto di un felice connubio tra tecnologia, ricerca, sperimentazione. Mi riferisco, ad esempio, all’installazione di un depuratore supplementare per ripulire ulteriormente le acque di scarico delle lavatrici e all’utilizzo delle Washing Ball per lavare a freddo senza additivi reimpiegando più volte la stessa acqua. In questo modo riusciamo a risparmiare circa il 70% di acqua e l’85% di energia e a ridurre l’inquinamento da sostanze chimiche. Non ultimo, abbiamo implementato un protocollo di chemical management secondo gli standard di 4Sustainability, il marchio di Process Factory valido a livello internazionale. Le “attenzioni” sono anche altre come l’ideazione di un sistema di stiratura per i cappelli che ci permette di risparmiare energia e tempo senza andare a discapito del risultato. Anzi, a ragione, posso sostenere che la resa sia addirittura migliore.

L’attitudine a “recuperare” e “riutilizzare” si legge però anche in altri interventi…

Esattamente: non solo recuperiamo il vapore disperso in fase di stiratura e lo accumuliamo in un serbatoio di acqua calda che alimenta le lavatrici, ma rimettiamo in circolo anche il filato di separazione per utilizzarlo una seconda volta. Attraverso una società specializzata, inoltre, ricicliamo il materiale di scarto per produrre nuovi materiali. Mi piace inoltre ricordare anche che abbiamo aderito alla Supply Chain evoluta Re.Verso, fondata da Green Line e Nuova Fratelli Boretti, per promuovere l’adozione dei principi dell’economia circolare e, non ultimo, abbiamo conseguito la certificazione G.R.S. Global Recycled Standard.

Il fattore certificazioni è primario, come confermato anche da quelle più recenti che avete conseguito.

Proprio perché poniamo grande attenzione alla sostenibilità e alla tracciabilità della filiera crediamo anche nell’esigenza di certificare il nostro impegno in questa direzione. Ultimamente abbiamo conseguito tre nuove certificazioni che si applicano agli accessori da noi realizzati per conto di clienti che vogliono aderire a questi standard: NATIVA, RWS e GOTS.

Se dal punto di vista della operatività Feel Blue è molto eco-oriented, anche in materia di gestione e strutturazione dell’azienda non lo è meno. Come agite nel concreto?

Innanzi tutto utilizziamo solo luci led sia negli uffici che nei laboratori, quindi abbiamo installato pannelli solari da 50 kwatt che ci fanno risparmiare energia riducendo le emissioni ed in più utilizziamo un sistema di energy management per ottimizzare i consumi. Abbiamo inoltre installato nel nostro parcheggio una E-power station per incoraggiare l’uso delle auto elettriche tra clienti e fornitori.

Sostenibilità e innovazione, è un connubio possibile?

I progressi della ricerca, ci mettono a disposizione sempre nuovi modelli e tecnologie per rendere sempre più sostenibili i processi produttivi. La sfida sta nel cogliere le opportunità offerte dall’evoluzione tecnologica e inserirle nel modo più efficace possibile nel proprio flusso di lavoro per rispondere alle problematiche più urgenti, ma anche agire in ottica di prevenzione. In questa direzione i dati sono importantissimi per migliorare: solo conoscendo con precisione l’impatto ambientale e sociale della nostra azienda possiamo alzare la nostra asticella ed essere eco-performanti.

In Feel Blue questo si è concretizzato in diversi step…

Abbiamo proceduto per acquisizioni di consapevolezze progressive così da consentire all’azienda di fare proprie nuove metodiche e “sensibilità” in modo soft, ma concreto. In prima battuta abbiamo lavorato per sviluppare una cultura aziendale della sostenibilità, quindi siamo intervenuti sulla formazione, sempre più specialistica delle nostre risorse umane. Per diminuire gli sprechi o le emissioni non basta un energy manager, ma è necessario che anche i designer abbiano le competenze e le intuizioni giuste per modificare il proprio modo di lavorare.

Esemplificando?

La prototipazione digitale 3D: da quando abbiamo adottato questa tecnologia non solo siamo più veloci e più efficienti nello sviluppo delle nuove collezioni per i nostri clienti, ma risparmiamo anche materia prima, energia, acqua e trasporti. Un risultato che richiede però anche un comportamento proattivo da parte dell’azienda e delle sue risorse.

La pandemia ha avuto un impatto anche sugli investimenti in sostenibilità?

Sicuramente la pandemia ci ha reso più consapevoli della sovrapproduzione di merce nel settore tessile che aveva per conseguenza un maggior inquinamento ambientale, un eccessivo consumo di risorse e un’abnorme produzione di rifiuti e scarti. Ma il complesso periodo che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo ha profondamente modificato anche le richieste dei clienti che sono cambiate. Quello che serve ora è una supply chain on-demand che produce solo quello serve, quando serve, in tempi brevi. Questo cambiamento di paradigma ci ha spinto ad adottare nuove tecnologie e nuovi metodi produttivi e a mettere a punto un flusso di lavoro end-to-end, automatizzato quasi in ogni fase dallo sviluppo del prototipo al confezionamento.

Ogni rivoluzione o cambiamento spesso implica delle difficoltà. Ne avete ravvisate?

Ovviamente sono emerse molte criticità, in particolare, la sempre maggiore difficoltà a reperire la materia prima e l’allungamento dei tempi di approvvigionamento, che non permettono di attuare un’adeguata pianificazione degli ordinativi. Un’altra problematica significativa è legata all’incremento del costo dell’energia che sta diminuendo la marginalità: i prezzi concordati con i clienti più di un anno fa non sono più in linea con l’effettivo costo del lavoro e l’azienda ha a disposizione sempre meno risorse finanziarie da destinare a nuovi investimenti.

Questi fattori di complessità non hanno però fermato la crescita e lo sviluppo di Feel Blue che sta lavorando al lancio di un proprio brand: qualche anticipazione?

Amiamo quello che creiamo e vorremmo mostrarlo al mondo intero: l’idea è quella di lanciare il nostro brand nei prossimi mesi utilizzando soprattutto i canali digitali. Di cosa si tratta? Sarà una sorpresa.

 

 

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