09/12/2021
Filati, T Talk, Tessuti
Non ha dubbi a riguardo il direttore editoriale di Textures che mette l’accento su punti di forza e di debolezza del comparto che, anche a causa della pandemia, ha ora la possibilità di ripensarsi in ottica più sostenibile

Da luglio 2017 è alla guida di Textures e con il suo piglio e la sua visione ha contribuito ad un sostanziale restyling del magazine che di filati e tessuti fa la sua traccia, ma con un occhio attento a quanto vi gravita attorno. Per avere una panoramica della condizione in cui si trova il settore, chi meglio di lei? Classe 1981, 3 figli all’attivo e un lavoro che la impegna moltissimo ma a cui non rinuncerebbe per nulla al mondo, Beatrice Guidi è in “eterno movimento”, proprio come la rivista di cui è direttore editoriale. La incontriamo mentre sta lavorando al nuovo numero. “Ogni numero è una sfida, perché Textures è in continua evoluzione: in ogni edizione cerchiamo sempre di sviluppare tematiche di interesse reale per il settore, facendo parlare gli attori della filiera. Fiere, incontri virtuali ma soprattutto fisici, spesso sono lo spunto per nuovi progetti editoriali”. Ne sono una conferma quelli che hanno preso il via nel 2021. “Con il nuovo anno abbiamo inserito una nuova rubrica chiamata Spazio Green che approfondirà tematiche di moda circolare, raccontando attraverso interviste e servizi, i nuovi modelli produttivi, le innovazioni e le tecnologie per rigenerare e ritrasformare i tessuti o i materiali recuperati in nuovi filati. Parleremo anche di certificazioni per il progresso verso la sostenibilità, tematiche che Tollegno 1900 conosce bene, essendo da sempre impegnata in questa direzione. Anche se il momento è molto complesso, credo che mai come oggi ci sia la spinta a percorrere questa strada”.

Il nuovo “Risorgimento” come lo ha battezzato qualcuno sarà verde e estremamente attento non solo all’impatto sull’ambiente, ma anche sulle risorse. Sicuramente la pandemia sta rallentando questo processo che si è però attivato. Nonostante tutte le complessità oggettive con cui si trovano a fare i conti, a distanza di oltre un anno dal primo lockdown totale, quale è la situazione in cui si trovano le aziende del comparto?

Purtroppo gli effetti della pandemia sul settore si sono fatti sentire e la complessità nell’avere una visione anche nel breve periodo causa forte instabilità tra gli imprenditori, che devono anche fronteggiare la criticità delle materie prime. Un problema che grava in modo particolare sulle piccole e medie aziende che hanno difficoltà a trasferire i maggiori costi ai propri clienti.

Proprio le piccole e medie imprese sono lo zoccolo duro del Paese, i fondamenti del tessuto economico italiano. Cosa le rende straordinarie rispetto a quelle dello stesso settore ma straniere?

La qualità è sempre stata la carta vincente che ha consentito ai vari distretti tessili italiani di affermarsi nel mondo. Oggi si sta investendo nelle nuove tecnologie che hanno come obiettivo lo sviluppo di prodotti sempre più circolari e sostenibili. E’ proprio l’abbinamento di questi due fattori che ci può rendere fortemente competitivi.

Esiste però anche l’altro lato della medaglia: cosa manca alle nostre aziende per ritagliarsi un ruolo di primo piano a livello mondo? 

I fattori critici che remano a sfavore sono diversi, come la dimensione delle imprese, spesso troppo ridotta rispetto al panorama mondiale, la scarsa propensione al gioco di squadra, la difficoltà di accesso al credito e, naturalmente, un sistema-paese oggettivamente ostile all’imprenditorialità.

La pandemia ha portato alla luce diverse problematiche che, pre Covid-19, si riuscivano in qualche modo a gestire, ma che ora richiedono interventi più strutturati. Pensiamo ad esempio alla comunicazione. Come è cambiato l’approccio delle aziende su questo tema?

La pandemia ha accelerato l’adozione del digitale e ha dato vita a nuove abitudini. Le aziende hanno dovuto comprendere non solo i nuovi comportamenti, ma anche le modificate aspettative dei consumatori, arrivando così a diversificare sempre di più l’offerta dei servizi online.

Su quali strumenti si investe maggiormente: web, social, magazine cartacei?

L’azienda oggi predilige la comunicazione digital, un pò perché costretta dal momento particolare, un pò perché è uno strumento “nuovo” su cui si ripongono mille aspettative. Poco importa che lo si avesse a disposizione anche prima dell’emergenza, ma ora ci si dedica attenzione, imparando a conoscerlo meglio. Il cartaceo per continuare ad avere appeal deve essere, come nel caso di Textures, supportato dalla versione digitale.

Per il futuro in che direzione dovrebbero andare le aziende che volessero promuovere la loro immagine? 

Come sosteneva un grande imprenditore americano “non fare pubblicità per risparmiare soldi è come fermare le lancette dell’orologio per risparmiare tempo”. Oggi più che mai l’integrazione tra i diversi canali di comunicazione deve essere un mix studiato con la massima attenzione. Precludere l’uso anche solo di uno dei tools che abbiamo a disposizione equivale a perdere un’occasione, strutturando una strategia di comunicazione che sarà sempre parziale.

 

 

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