19/02/2024
Filati, Stile e Tendenze
Il designer bolognese, autore di “Risonanze post romantiche”, presentato a Pitti Filati, spiega l’innovazione sottesa al progetto sviluppato con la collaborazione di D-House laboratorio urbano

“Conosco da tempo Tollegno 1900 perché abbiamo già collaborato per la stagione FW23. Insieme siamo stati finalisti del Woolmark Prize. Ricordo perfettamente che la maggior parte della maglieria di quella stagione era stata realizzata usando 100%WV di Tollegno 1900. La versatilità di questo filato ci aveva permesso di utilizzarlo in maniera trasversale all’interno della collezione, sperimentando una serie di punti e lavorazioni speciali. Abbiamo per questo deciso di continuare ad impiegarlo anche per “Risonanze post romantiche”, per spingerlo verso una nuova direzione ed integrarlo ad un progetto sperimentale come questo con D-house”. A raccontare la nascita della collaborazione con il marchio biellese è Marco Rambaldi, designer bolognese il cui brand da circa 12 stagioni è presente nel calendario della Milano Fashion week. “Bologna – prosegue Rambaldi – è la città in cui viviamo e lavoriamo, siamo legati alla community che frequentiamo che ci ispira e stimola quotidianamente. Stagione dopo stagione cerchiamo di rappresentarla e darle voce, parliamo a e di un mondo reale, che esiste già e che forse prima non si sentiva rappresentato. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, dove la quantità vince sulla qualità, noi crediamo nella gentilezza, nei rapporti umani, in un amore post romantico”. Ed è proprio il romanticismo ad ispirare il progetto che il creativo ha presentato in occasione di Pitti Filati.

Come è nata l’idea di “Risonanze post romantiche”?

Il progetto nasce da un incontro tra D-house laboratorio urbano ed il brand Marco Rambaldi, entrambe realtà italiane che fanno della contemporaneità il proprio fine, anche se in maniera diversa. Ad unirci è stato però l’obiettivo: mantenere il made in Italy e l’artigianalità italiana nel presente avvalendoci di nuove tecnologie.

Al progetto hanno preso parte alcuni altri player a conferma di come le aziende siano interessate a sperimentare…

E’ indubbio che, oggi, le aziende siano molto proiettate nel futuro e disponibili a realizzare progetti che possano aprire nuove strade. “Risonanze post romantiche”, nello specifico, è frutto della partnership tra D-house laboratorio urbano e The Woolmark Company, ma anche del contributo di altri interlocutori. Nello specifico per la realizzazione dei capi sono state utilizzate le lane della Filatura Tollegno 1900, mentre la loro produzione è stata affidata al maglificio SMT di Correggio, azienda del Gruppo Pattern insieme all’Innovation Hub D-house.

Qual’è l’aspetto fortemente innovativo di questa iniziativa sospesa tra moda, creatività e nuove tecnologie?

L’innovazione di questo progetto sta nel raccontare una storia ed un’estetica appartenenti all’immaginario comune italiano esprimendole attraverso un linguaggio contemporaneo che attinge sia dalle più innovative tecniche di stampa 3d realizzate da D-House, sia dall’utilizzo degli Swarovski. La sua realizzazione è la dimostrazione che, partendo da un filo di altissima qualità 100% wv made in Italy, è possibile innovarsi costantemente scrivendo il futuro che ci immaginiamo partendo dal passato.

Si aprono così nuove strade per il mondo della maglieria?

Questo progetto funge da nucleo di sperimentazione che apre molte opportunità. Tra i capi in maglia, infatti, si incontrano e si ibridano più tecniche che mettono in gioco una serie di materiali e lavorazioni tra loro molto diversi. Nel caso di “Risonanze post romantiche” la stampa 3d, ad esempio, lavora sia da sola su alcune parti del capo, diventando prolungamento delle lavorazioni proprie dei punti in maglia, sia come supporto in altre parti. Un supporto che va di pari passo con la ricercatezza degli Swarovski che non solo vengono applicati, ma si fondano anche con la maglia proprio attraverso la stampa 3d. Il retro del capo, invece, rimane completamente pulito. Questo progetto ci ha dimostrato che una serie di limiti tecnici delle varie lavorazioni possono in realtà essere un punto di partenza per riflessioni che stimolano il design.

Nessuna criticità nella realizzazione?

Al contrario!  I limiti tecnici delle macchine ci hanno aiutato nel definire i capi durante il processo di creazione e di prototipia. Quindi lo scambio costante tra noi, il maglificio e D-house ha permesso di non solo arginare eventuali criticità ma di costruire attorno ad essere il progetto stesso.

Possiamo aspettarci qualche evoluzione di questo progetto?

Sì, lo scopriremo a febbraio e non vediamo l’ora!

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